Commercio di materie prime : la Dichiarazione di Berna svela le pratiche oscure di questo settore
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Zurigo, 19.09.2011 - Oggi esce un nuovo libro della Dichiarazione di Berna (in francese e tedesco), che tratta un tema di scottante attualità, ossia quello del commercio di materie prime. Quest’opera molto ben documentata è di fatto il primo studio consacrato a questo settore molto potente che opera in tutta discrezione. Il libro spiega perché i Paesi del Sud ricchi in materie prime restano prigionieri di una povertà tanto estrema quanto paradossale, mentre le multinazionali del settore fanno utili miliardari. L’opera mostra inoltre le zone d’ombra di un modello d’affari i cui rischi sono sempre più evidenti. |
Negli ultimi 10 anni, la Svizzera è divenuta la piattaforma principale del commercio di materie prime, senza che l’opinione pubblica o i responsabili politici ne prendessero coscienza. Il volume degli affari conclusi essenzialmente nell’arco lemanico e nella regione di Zugo nel commercio di petrolio, gas, carbone, minerali e prodotti agricoli è 15 volte maggiore a quello che si riscontrava nel 1998. Attualmente, 7 delle 12 imprese svizzere più grandi in termini di cifra d’affari sono attive nel settore del commercio o dell’estrazione di materie prime. Questa progressione è stata possibile soprattutto grazie ai vantaggi offerti dalla Svizzera: privilegi fiscali, forza della piazza finanziaria, debolezza delle regolamentazioni e lassismo delle autorità nell’applicazione degli embarghi internazionali.
È soprattutto nei paesi in via di sviluppo ricchi in materie prime, in cui però fanno difetto « governance » e regolamentazioni in ambito sociale e ambientale, che le imprese del settore fanno i più grandi disastri. Per le popolazioni povere, costrette a vivere a stretto contatto con i residui tossici delle miniere e delle installazioni di produzione, l’estrazione e il commercio di materie prime è sinonimo di pericolo di morte. Ma proprio perché gli affari maggiori vengono fatti nelle zone di conflitto e/o con regimi discutibili, queste attività non sono esenti da rischi nemmeno per la Svizzera. La corruzione, l’evasione fiscale, la speculazione o le violazioni dei diritti umani rappresentano dei rischi importanti per la reputazione. Dopo il segreto bancario, il commercio di materie prime potrebbe diventare la prossima piaga della Svizzera.
La propensione a prendere parecchi rischi da parte dei dirigenti del settore è confermata da diversi esempi, anche recenti. In Libia, l’impresa ginevrina Vitol si è affrettata per instaurare delle buone relazioni commerciali con l’opposizione e garantire loro un credito di 500 milioni di dollari per la fornitura di prodotti petroliferi. Nel Sud-Sudan, dove la trasparenza nel commercio di petrolio sarebbe primordiale per la costituzione dello stato e per il processo di pace, Glencore ha concluso, due giorni prima della dichiarazione d’indipendenza ufficiale, un affare piuttosto dubbioso con la compagnia petrolifera statale.
Esiste un legame causale tra la miseria estrema in cui si trovano interi paesi e l’immensa ricchezza di alcuni « top-traders » che operano in Svizzera. Il libro della DB fa il ritratto delle principali aziende e dei loro metodi operativi, mette in luce le conseguenze sociali e ambientali che le loro attività causano nei paesi produttori e svela inoltre le pratiche di evasione fiscale e speculazione molto frequenti in questo settore.
Maggiori informazioni su www.ladb.ch/négoce (in francese) o www.evb.ch/rohstoffe (in tedesco), oppure presso:
È soprattutto nei paesi in via di sviluppo ricchi in materie prime, in cui però fanno difetto « governance » e regolamentazioni in ambito sociale e ambientale, che le imprese del settore fanno i più grandi disastri. Per le popolazioni povere, costrette a vivere a stretto contatto con i residui tossici delle miniere e delle installazioni di produzione, l’estrazione e il commercio di materie prime è sinonimo di pericolo di morte. Ma proprio perché gli affari maggiori vengono fatti nelle zone di conflitto e/o con regimi discutibili, queste attività non sono esenti da rischi nemmeno per la Svizzera. La corruzione, l’evasione fiscale, la speculazione o le violazioni dei diritti umani rappresentano dei rischi importanti per la reputazione. Dopo il segreto bancario, il commercio di materie prime potrebbe diventare la prossima piaga della Svizzera.
La propensione a prendere parecchi rischi da parte dei dirigenti del settore è confermata da diversi esempi, anche recenti. In Libia, l’impresa ginevrina Vitol si è affrettata per instaurare delle buone relazioni commerciali con l’opposizione e garantire loro un credito di 500 milioni di dollari per la fornitura di prodotti petroliferi. Nel Sud-Sudan, dove la trasparenza nel commercio di petrolio sarebbe primordiale per la costituzione dello stato e per il processo di pace, Glencore ha concluso, due giorni prima della dichiarazione d’indipendenza ufficiale, un affare piuttosto dubbioso con la compagnia petrolifera statale.
Esiste un legame causale tra la miseria estrema in cui si trovano interi paesi e l’immensa ricchezza di alcuni « top-traders » che operano in Svizzera. Il libro della DB fa il ritratto delle principali aziende e dei loro metodi operativi, mette in luce le conseguenze sociali e ambientali che le loro attività causano nei paesi produttori e svela inoltre le pratiche di evasione fiscale e speculazione molto frequenti in questo settore.
Maggiori informazioni su www.ladb.ch/négoce (in francese) o www.evb.ch/rohstoffe (in tedesco), oppure presso:
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